LarvalBot: un aiuto per la barriera corallina

Come salvare la barriera corallina? Unire la scienza e la tecnologia per aiutarle a riprodursi!

Da questa idea nasce LarvalBot, il robot subacqueo che rilascia colonie di larve sui coralli danneggiati o nei punti in cui la popolazione è drasticamente diminuita. Questa tecnologia è stata realizzata dalla Queensland Univerity of Techonology, dopo aver vinto un premio di 300mila dollari della Great Barrier Reef foundation, sostenuta da Tiffany and Co.

Come funziona LarvalBot

La barriera corallina, composta da elementi rocciosi biogenici sedimentati nel corso dei secoli, ha una funzione fondamentale per l’ecosistema marino australiano. A causa dei cambiamenti climatici, dell’aumento della temperatura dell’acqua e dello stress a cui i coralli sono sottoposti, la reef è ormai da tempo fortemente a rischio.

Gli scienziati della Queensland University of Technology hanno dunque ideato LarvalBot, un robot molto simile ad un drone subacqueo, che affronta il duplice problema della riduzione dei coralli e del loro sbiancamento. Ma vediamo come funziona questa tecnologia.

La prima fase consiste nella raccolta di centinaia di milioni di uova di corallo: queste vengono allevate in grandi recinti galleggianti, collocati vicino alla barriera corallina. Dopo una settimana circa, quando le uova si sono sviluppate, le loro larve vengono distribuite con il LarvalBot lì dove la popolazione dei coralli è minore o dove l’effetto dello sbiancamento è più visibile, in base alla tecnica del “Restauro Larvale”. In questo modo, come ha spiegato il professor Peter Harrison, che guida il progetto, la larve potranno trasformarsi in polipi di corallo o coralli più piccoli. Questi inizieranno a germogliare e, nel giro di tre anni, diventeranno sessualmente attivi, tanto da riprodursi in maniera autonoma.

Ancora una volta l’unione tra scienza, tecnologia e amore per l’ambiente può essere la giusta via per un futuro migliore.