Res Urbis: i rifiuti diventano bioplastica

All’interno del programma europeo Horizon 2020, per la ricerca e l’innovazione, spicca il visionario progetto tutto italiano, nato da una collaborazione tra l’Università di Verona e la Sapienza di Roma, chiamato Res Urbis: RESources from URban Blo-waSte

I ricercatori propongono una vera rivoluzione per quanto concerne il mondo dei rifiuti: la trasformazione dei rifiuti organici delle nostre città in biopolimeri destinati a produrre plastica ecocompatibile.

Il progetto è innovativo ma allo stesso tempo realizzabile: si è previsto infatti che in soli tre anni sarà possibile passare dalla teoria ai fatti, e questo comporterà innumerevoli benefici sia per la conservazione dell’ambiente che dal punto di vista economico.

Tutti noi, nel nostro piccolo, potremo partecipare a questo progetto innovativo conferendo correttamente i rifiuti organici nella differenziata. Rifiuti che poi verranno trasformati in bioplastica, da usare per imballaggi, tablet, telefonini, telai per computer e lampade.

Questo non solo è un’ottima soluzione salvambiente, ma è anche un grande vantaggio economico per l’intera cittadinanza. Si produrranno, infatti, nuovi oggetti con valore di mercato a basso impatto ambientale, saranno inoltre diminuiti gli sprechi, gli impianti di smaltimento verranno sfruttati maggiormente creando anche nuovi posti di lavoro, e le discariche non saranno più stracolme.

Una plastica che non derivi dal petrolio è una risorsa alternativa da non sottovalutare. Grazie a questo progetto potranno nascere polimeri ecocompatibili di ultima generazione, poliesteri termoplastici, biosolventi e nuove fibre. Ma non finisce qui! Infatti i residui di queste bioplastiche verranno usati per produrre biogas e compost.

Imprese, associazioni e amministrazioni pubbliche di ben 8 Paesi europei credono in questo progetto e lo sostengono attivamente, riconoscendo la grande importanza che l’impatto di una filiera tecnologica per valorizzare i rifiuti organici ha sull’ambiente.