Buon compleanno Fair Trade International!

In questi giorni si festeggia il ventesimo anniversario della nascita della Fair Trade International, associazione che si occupa a livello mondiale di commercio equo e solidale. 

L’intento meritevole di questa associazione è dare la possibilità di entrare nel sistema commerciale anche a produttori di Paesi in via di sviluppo o di zone economicamente svantaggiate. Tutto il progetto è all’insegna della trasparenza e della correttezza, in più i prodotti messi sul mercato avranno una certificazione che garantisca la loro qualità e provenienza.

Basato sul concetto di finanza etica, il commercio equo e solidale aspira a collocare le risorse tenendo conto non solo delle analisi finanziarie ed economiche, ma anche delle valutazioni etiche e morali. Il tutto, rispettando l’ambiente (grazie a processi produttivi totally green) e salvaguardando la salute del consumatore, garantendo prodotti di qualità.

Il commercio equo solidale, dunque, preferisce agevolare piccole aziende economicamente sane nei Paesi in via di sviluppo piuttosto che rincorrere la massificazione del profitto. Questo lodevole intento ha già portato numerosi successi, sono infatti ben più di mille le organizzazioni non governative, le associazioni, le cooperative, i consorzi e le società che partecipano attivamente a questo progetto. I prodotti in commercio sono tra i più vari: si passa dal caffè al cacao, ma anche miele, cotone, banane e ananas. Provengono da coltivazioni biologiche e sostenibili, inoltre i lavoratori impiegati nella loro coltivazione sono legalmente tutelati. Nello stesso momento dunque, avremo prodotti eccellenti e daremo sostegno all’impiego assicurando ai lavoratori in zone disagiate condizioni di vita migliori.

Ma la Fair Trade International non si è fermata qui, ha infatti previsto un Mimimun Price e un Fair Trade Premium. Il primo è il prezzo minimo garantito che spetta al produttore. Non varia in base alle fluttuazioni del mercato, ma rimane stabile e dà la possibilità al venditore di coprire i costi di produzione. Il secondo invece è un margine in più che si aggiunge al prezzo minimo da destinare ai produttori che permetterà loro di svolgere progetti socio-sanitari.