Nuova vita ai vecchi maglioni di lana con Greenwolf

E’ di pochi giorni fa la notizia che solo il 12% degli abiti buttati viene differenziato. Arriva quindi al momento giusto il progetto europeo di ricerca Greenwolf (Lupo Verde), coordinato dall’Istituto per le macromolecole (Ismac) del Cnr di Biella, cui partecipa il Politecnico di Torino.
Il progetto “GreenWoolf” punta a recuperare le lane di scarto trasformandole in fertilizzanti azotati attraverso la apparecchiature specifiche. L’idea è nata dallo scambio delle conoscenze dei ricercatori del Cnr di Biella, specializzati nello studio delle fibre tessili e in particolare della lana, con le competenze dei ricercatori del Politecnico torinese in materia di progettazione e grazie all’esperienza dell’azienda Obem spa, specializzata nella produzione di macchinari per l’industria, in particolar modo tessile, fin dal 1946.

“L’obiettivo del progetto – spiega Claudio Tonin, Dirigente di Ricerca del Cnr – è di recuperare le lane di scarto fin dalla tosa, ma interessa anche i cascami, la lana rigenerata o i capi di abbigliamento a fine vita.”
Forse non tutti sanno che secondo una normativa europea, la cosiddetta ‘lana sucida’, grezza non lavata, ottenuta dopo la tosatura di ovini allevati per la produzione di carne e di latte, è considerata un rifiuto speciale, con costi di smaltimento notevoli e l’abbandono nei campi è illegale poichè potrebbe sviluppare malattie. Quindi trasformare questa lana di scarto in fertilizzante agricolo per orti e pascoli, non è solo un modo efficace di riciclare biomassa e migliorare la qualità di pascoli e terreni, ma permette anche di avere un risparmio economico e smaltire in modo legale questo speciale rifiuto.
Il prodotto finale, il fertilizzante organico a lento rilascio di azoto, mantiene anche la proprietà di idrofilia della lana quindi, se depositato sui terreni montani, aumenta la capacità del terreno di trattenere le acque dilavanti, riducendo il rischio di frane e smottamenti.

Fonte: www.bi.ismac.cnr.it

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